I Tesori di Vercelli

 

 

 

Bed & Landscape Terre d' Acqua

 

Via Dionisotti 27 , Vercelli

Tel: 3898978896 - 3889537532 - 0161-700085

E-mail: terredacqua.vc@gmail.com

 

Basilica di Sant'Andrea

 

Il complesso fu edificato tra il 1219 e il 1227, grazie alla cospicua donazione di Guala Bicchieri. Guala fu legato pontificio di Innocenzo III presso la corte inglese di Giovanni Senzaterra e Enrico III. In Inghilterra agì in vece del sovrano e firmò due edizioni della Magna Carta. Contribuì a salvare l’Inghilterra dalla guerra civile e dalla conquista francese e riportò la pace nel regno. In cambio ricevette da Enrico III la chiesa e i beni di St.Andrew’s Chesterton, con i quali finanziò la costruzione della basilica.

L’impianto della basilica ricorda quello benedettino-cistercense: vi si nota la presenza di un chiostro, intorno al quale si dispongono la chiesa, la dispensa, il refettorio e il dormitorio. Lo stile del complesso rivela una mirabile fusione tra il modello gotico e le tendenze romaniche dell’ambiente lombardo-emiliano dell’epoca visibili sulla facciata. Il rosone che decora la facciata è uno dei simboli della città e viene riprodotto in argento e donato agli ospiti illustri e agli amici più cari.

 

Il Duomo di Sant'Eusebio

 

Il Duomo che oggi vediamo non è l'antico e sicuramente più suggestivo tempio eusebiano, ma una costruzione la cui nascita e sviluppo avvenne in tempi più vicini a noi. La fondazione di una primitiva e modesta chiesa risalirebbe a sant'Eusebio ( 371) che la volle costruire fuori dalle mura della città. Tra il V e il VI secolo fu riedificata una basilica paleocristiana che giunse integra fino alla fine del 1570 quando se ne iniziò la demolizione. Unico superstite della antica basilica è il possente campanile eretto nel XII secolo che domina e tutela la meno vetusta composizione architettonica. Le statue del Salvatore e degli Apostoli che adornano l'attico e la costruzione della cupola risalgono al 1800.

Vero gioiello, il Crocifisso del Tesoro del Duomo di Vercelli è il più grande e il più bello tra quelli appartenenti all'epoca romanica. La sua realizzazione risale all'anno 1000, quando il Vescovo Leone lo commissionò per sostituirlo al precedente, distrutto durante l'incendio del 997.

La croce in legno, lavorata in lamina d'argento sbalzata e in oro, misura 3,27 metri in altezza e 2,36 in larghezza è la più grande fra le quattro simili di epoca ottoniana che si conservano, oltre che a Vercelli, nel Duomo di Casale, nel Duomo di Milano e nella chiesa di San Michele Maggiore di Pavia.

 

Museo Borgogna

 

Proprio nel cuore della città, il Museo Borgogna è, per qualità e quantità, la seconda pinacoteca piemontese. Ha sede in uno splendido palazzo ottocentesco, riccamente decorato, che apparteneva alla famiglia Borgogna. La collezione creata da Antonio Borgogna comprende opere di pittura, scultura, grafica e arti decorative. Le preferenze per la pittura antica si concentrano verso il Rinascimento, soprattutto toscano, lombardo e veneto, che spazia da Tiziano a Bernardino Luini, dal Francia al Sodoma, ma anche verso la grande arte barocca italiana (Ludovico Carracci, Carlo Maratta). Notevole è anche il fondo di dipinti fiamminghi e olandesi della stessa epoca (circa 80 opere complessive) e la collezione di grafica attualmente in deposito, consultabile solo su richiesta.

 

Museo Leone

 

Il Museo Leone ha origine dalle volontà testamentarie del notaio Camillo Leone in favore del locale Istituto di Belle Arti (scuola di disegno con scopi di qualificazione del lavoro artigianale e di tutela e conservazione dei beni artistici del territorio), di cui era amministratore. Inaugurato nel 1910, questo Museo ha carattere essenzialmente storico: raccoglie importanti reperti archeologici e opere di arte applicata.

Offre un grande impatto la sala romana, con la famosa stele celto/latina; interessanti le documentazioni sulla storia della città di Vercelli.

Lo spazio espositivo è sviluppato in due diversi edifici di elevato pregio architettonico: la cinquecentesca Casa Alciati e Palazzo Langosco che furono collegati tra loro nel 1939.

Nel 2002 sono state inaugurate nuove sale che propongono una splendida collezione di opere realizzate tra il 1500 e il 1800: porcellane, maioliche, vetri, argenti lavorati a mano, dipinti e mobili.

 

Il MAC

 

– Museo Archeologico Civico di Vercelli, intitolato al padre barnabita Luigi Bruzza, illustre studioso che si dedicò alla storia e all’archeologia vercellese, è ubicato nella cosiddetta “manica medioevale” dell’ex monastero di S. Chiara, che si affaccia su un ampio piazzale che ne costituiva il chiostro. Il museo raccoglie una collezione archeologica che consta di oltre seicento reperti, rinvenuti durante le campagne di scavo effettuate in ambito cittadino, ed illustra la storia dell’antica Vercellae secondo un percorso articolato in sette sale tematiche organizzate in ordine cronologico. Il nuovo Museo Archeologico si sviluppa con un percorso interattivo e multimediale, grazie all’uso di proiettori e schermi touch che consentono una fruizione partecipata a tutta la famiglia e ai gruppi scolastici, per i quali sono inoltre pensati laboratori specifici, in collaborazione con il Museo Leone di Vercelli.

 

Il Museo del tesoro del Duomo

 

Il Museo si snoda tra alcune stanze al piano terra del Palazzo Arcivescovile, affrescate durante l'episcopato di monsignor Agostino Ferrero (1511-1536), e propone una scelta significativa dei beni appartenenti al Tesoro del Capitolo della Cattedrale di Vercelli, straordinaria ed importante documentazione del prestigio della Chiesa vercellese fin dal medioevo. Il percorso museale guida alla scoperta di realtà diverse da quelle attuali, sia dal punto di vista artistico sia da quello liturgico, mettendo in evidenza il valore di Vercelli quale crocevia artistico e fulcro dell’evangelizzazione piemontese.

Nella sala principale si stagliano, per le loro monumentali dimensioni, una copia fedele del Crocifisso, straordinaria opera di oreficeria dell’epoca ottoniana, conservata in Cattedrale, ed il suo originario “riempimento” in legno, cocciopesto e resine organiche, che insieme a frammenti tessili fece da sostegno alla sottile lamina d'argento esterna.

 

Archivio e Biblioteca Capitolare

 

L'Archivio e la Biblioteca Capitolare, riaperti al pubblico nella nuova sede il 1 settembre 1998, sono situati al piano terra del complesso architettonico del Palazzo Arcivescovile, che ospita, inoltre, il Museo del Tesoro del Duomo.

Il patrimonio della Biblioteca è costituito da una importantissima raccolta di 260 codici databili dal secolo IV al secolo XV. Tra i manoscritti di maggiore pregio si segnalano: il Codex Vercellensis Evangeliorum (A), attribuito al IV secolo su base paleografica e ricondotto dalla tradizione a S. Eusebio;l'Apollo medicus (CCII), codice del secolo IX con splendide miniature a piena pagina; il Vercelli Book (CXVII), tra i più antichi codici in lingua anglosassone finora conosciuti, risalente alla fine del X secolo. Accanto al patrimonio codicologico, l'Archivio conserva prezioso materiale del Capitolo Metropolitano della Cattedrale. Si tratta di pergamene e documenti cartacei databili dal secolo VIII al secolo XX. In questo fondo va ricordato il famosissimo Mappamondo di Vercelli, pergamena raffigurante il globo conosciuto nel XIII secolo. Infine nell'Archivio è conservato un ricco fondo musicale costituito da 2400 manoscritti databili dal secolo XVII al secolo XX.

Il patrimonio librario della Biblioteca è suddiviso in tre fondi, costituiti da edizioni a stampa dal secolo XV al secolo XIX.

 

Vercelli Book

 

In epoca medievale Vercelli costruì molti hospitalia per accogliere i forestieri. Molti visitatori venivano dalle Isole Britanniche, così fu fondato un istituto appositamente per loro, cui fu dato il nome di Ospedale Santa Brigida degli Scoti. Fu proprio lì che- a quanto è dato sapere- un pellegrino lasciò la sua copia del VERCELLI BOOK, che tuttora rimane uno dei motivi d’orgoglio della città.

Il Vercelli Book è un manoscritto del tardo X secolo conosciuto anche come “Codex Vercellensis”o “Codex CXVII”. Redatto in uno scriptorium dell’Inghilterra meridionale, appartiene ad un gruppo di quattro importanti antologie in Old English (700/1100), la lingua degli antichi Angli-Sassoni. Più precisamente, la lingua del manoscritto è il West Saxon. Perché il Vercelli Book è così importante?

• perché il codice risale ad un’epoca molto lontana, il tardo X secolo,

• perché il volume si presenta come uno dei pochissimi manoscritti contenenti letteratura anglo sassone

• perché è diventato uno strumento indispensabile per lo studio dello sviluppo della lingua inglese;

• perchè offre una testimonianza sulla spiritualità anglo sassone;

• perché la sua presenza a Vercelli conferma l’enorme prestigio di cui la città doveva godere in epoca medievale;

 

Festival e concorso Viotti

 

Uno dei più celebri musicisti del mondo, G. B. Viotti, nacque nel 1755 a due passi da Vercelli (Fontanetto Po). Fu allievo di Pugnani e viaggiò per tutta l’Europa con il suo maestro. In Francia fu a Versailles prima di fondare il Théâtre de Monsieur nel 1788. Nel 1789 si trasferì in Inghilterra, dove divenne una star, si legò a personaggi importanti come il Principe di Galles e il Duca di Cambridge e fu tra i fondatori della Philarmonic Society of London.

Il Viotti Festival è una rassegna concertistica che dal 1998 rappresenta uno dei più interessanti e seguiti progetti musicali della citt‏à di Vercelli e dell’intera regione Piemonte. Da sempre ne è interprete l’Orchestra Camerata Ducale, formazione nata a coronamento di pazienti quanto appassionanti ricerche storico-musicali sulla figura e sull’opera del grande compositore e violinista piemontese Giovanni Battista Viotti.

Gli straordinari risultati ottenuti in anni di assidue ricerche da Guido Rimonda, primo violino e direttore principale dell’Orchestra, e da Cristina Canziani, direttore artistico della compagine, hanno permesso la realizzazione di una stabile e prestigiosa stagione concertistica che nel nome di Viotti raduna ogni anno a Vercelli i più bei nomi del concertismo internazionale.

 

Terme Romane

 

Le Terme romane si trovano in via Simone di Collobiano: si tratta di una struttura che mette in luce parte di una vasta sala a pianta centrale con pareti caratterizzate da absidi, certamente porzione di un edificio imponente, che sorgeva sull’area oggi occupata dal seminario arcivescovile, databile tra la fine del I e il II secolo d.C. Le sue dimensioni, stimate in più di 300 metri quadrati, ne facevano uno degli edifici pubblici più grandi dell’intera Cisalpina a conferma dell’importanza che il municipium di Vercelli aveva raggiunto in età imperiale.